8 marzo, quale festa?

Per introdurre questo 8 marzo nulla di meglio della folgorante battuta che dà il titolo al libro di Anarkikka, l’autrice che, con parole e immagini dentro e fuori i social e con un linguaggio nuovo e dissacrante, “dice” della condizione delle donne.
E quindi a cosa serve l’otto marzo? Serve per illuminare una realtà gattopardesca dove progressi e arretramenti sembrano bilanciarsi. L’anno 2021 ha esordito con una selva di femminicidi, 1 ogni 5 giorni e un governo della Repubblica senza donne al vero vertice: economia, salute, transizione ecologica sono saldamente nelle mani dei soliti maschi. Ma il 2021 è anche l’anno che disvela le conseguenze della pandemia che ancora ci attanaglia: ovvero come la cultura patriarcale della famiglia penalizzi, quasi sempre, solo le donne.
Lo smart working riduce gli spazi fisici? Nessuna stanza per sé. Le scuole chiuse? A casa ci stanno le donne bruciando ferie, permessi e reddito. Vecchi e bambini da curare? Si sa il lavoro di cura spetta alle donne.
Al di là delle leggi che, a dir il vero, in Italia sono mediamente molto buone, il ritardo relativo rispetto ad altri paesi, è soprattutto culturale. Riguarda in primo luogo gli uomini mai costretti a scegliere fra pubblico e privato, lavoro e affetti, carriera e figli. Ma, a volte, anche le donne che scivolano nella trappole affettive, bruciandosi possibilità e futuro, riproducendo separazione di ruoli e stereotipi fra figli maschi e femmine.

Se allarghiamo lo sguardo certamente vediamo volti di donne in ruoli di responsabilità che occupano ruoli una volta impensati, e volti di uomini che esprimono concetti e comportamenti di condivisione e di vissuta parità. Qua è là persino in Italia. Ma quanta fatica ad affermare un principio di uguaglianza che si vorrebbe scontato, quanto lavoro in più per guadagnarsi una reputazione o una posizione di vertice. Quanta sofferenza nel modificare ruoli e compiti in famiglia.

Scrive Annie Ernaux nel suo ultimo e urticante libro, tradotto da poco in Italia: “l’idea che tra i ragazzi e me ci fosse una disuguaglianza, un altro tipo di differenza rispetto a quella fisica, mi era in fondo sconosciuta perché non l’avevo mai vissuta. E’ stata una catastrofe”
Chi si è formata al femminismo leggendo Simone de Beauvoir o Virginia Woolf, oggi guarda con speranza e un po’ di entusiasmo alle ragazze che guidano il movimento Fridays for Future, che sono alla testa delle battaglie per l’uguaglianza di qualsiasi genere, colore o classe sociale negli Stati Uniti, in India, in Kenya e altrove con un approccio femminista intersezionale. Parlare, prendere la parola, afferma Michela Murgia nel suo ultimo libro Stai zitta è ancora considerata la cosa più sovversiva che le donne possono fare.
E se un altro mondo è ancora possibile, non può che esserlo grazie al protagonismo di ragazze e donne. Sapendo però che tale protagonismo ha ancora bisogno della stanza tutta per sé e delle tre ghinee di Virginia.

Suggeriti da PAGINA59

Narrativa

Ernaux, Annie, La donna gelata, L’Orma, 17,00€
Come rinunciare al desiderio di essere.

Mas, Victoria, Il ballo delle pazze, edizioni e/o, 16,50€
Alla conquista della libertà.

Zecca Castel, Raul, Mujeres, Edizioni Arcoiris, 14€
La storia delle donne di un batey dominicano.

Saggistica

Anarkikka, Smettete di farci la festa, People, 18€
L’ironia al servizio delle battaglie femministe.

Murgia, Michela, Stai zitta e altre nove frasi che vogliamo sentire più, Einaudi, 12€
Argomenti precisi da tenere borsa.

Sesti Sara e Liliana Moro, Scienziate nel tempo, Ledizioni, 16€

Un’altra Storia è possibile

Stelitano Antonella, Donne in bicicletta, ediciclo editore, 20€
Il ciclismo femminile italiano: una storia vincente

Comments are closed.