Il sole non sorge ancora sulla Bosnia

25 anni dopo Srebrenica, ancora nessun sole sorge dalle terre della ex-Jugoslavia: non per i profughi della “rotta balcanica” che attendono, nel gelo di Bihac e Lipa, l’attimo fuggente per superare polizia e fili spinati, così come accadde per le colonne di uomini, donne e bambini in fuga dalla guerra e dalle pulizie etniche di Bosnia degli anni ’90, e ora – dall’assenza di lavoro e prospettive.
Non è facile per i profughi di oggi, trovare solidarietà nei profughi di ieri. I motivi espressi ben li conosciamo: i profughi portano malattie, delinquenza, sporcizia e “noi abbiamo già abbastanza problemi”. Le cause anche: indifferenza della comunità(?) internazionale, guerre e terrorismo, ingiustizia e razzismo, governi corrotti.
Luoghi bellissimi, quasi bucolici, sono stati – e ancora sono – teatro della miseria e della viltà della civiltà. Provare a conoscere quei luoghi, quelle storie a cosa può servire? Forse a capire, o almeno a ricordare, come si genera l’orrore della porta accanto.
La foto scelta per proporre questo itinerario di letture è la copertina del libro Shooting in Sarajevo, dal verbo to shoot che indica lo scatto del fotografo ma anche quello del grilletto dell’etnico cecchino” che dopo averla inquadrata, spara alla sua prossima vittima.

Suggeriti da PAGINA59

Narrativa

Andric, Ivo
Il ponte sulla Drina, Mondadori, ristampa, 2020
Litigando con il mondo, edizione Bottega errante, 2020
Nel 1961 venne assegnato il premio Nobel per la letteratura ad Ivo Andric “per la forza epica con la quale ha tracciato temi e descritto destini umani tratti dalla storia del proprio Paese”
“...Il grande ponte di pietra…costruzione di sontuosa e ineguagliabile bellezza…rappresenta l’unico passaggio stabile e sicuro nel medio alto corso della Drina, costituendo un anello indispensabile sulla strada che collega la Bosnia alla Serbia…”

Dikic, Ivica
Metodo Srebrenica, Bottega Errante, 2020
Un romanzo-documentario su come 8000 uomini furono uccisi in un’operazione razionale e pianificata, coordinata e organizzata dal colonnello Liubisa Beara.
“Dove esattamente sarebbero stati messi a morire i prigionieri? Come sarebbero stati uccisi? Alla stessa maniera di Kravica? Chi avrebbe eliminato tante altre migliaia di persone?. Il compito di Beara era proprio quello di trovare le risposte a queste domande tecniche”.

Finci, Predrag
Il popolo del diluvio, Bottega Errante, 2018
Profughi di guerra in cerca di pace: sono quelli che della corriera che nel 1992 lasciano Sarajevo per l’Inghilterra. Cercano la pace ma anche qualche sprazzo di felicità, attraversando i check point in un viaggio notturno dove devo passare le nuove frontiere di uno stato sparito. Ritorneranno?
“All’aeroporto di Sarajevo il doganiere mi saluta in inglese e io automaticamente in inglese rispondo, ma mi correggo subito.. Compilo il modulo – Luogo di nascita: Sarajevo. Nessuno mi aspetta, al collo non porto nessuna chiave. L’appartamento dei miei genitori è stato dichiarato abbandonato, anche se io vi risulto residente e – qui sta il guaio -sono ancora vivo.”

Mazzini, Miha
I cancellati, Bottega Errante, 2018
Se non risulti all’anagrafe non esisti e se questo ti accade nel 1992 in Slovenia, allora rischi la deportazione dal paese, i vicini posso requisire il tuo appartamento, resti senza lavoro, senza assicurazione sanitaria e portarti via il figlio. Questo è un romanzo ma i fatti che lo hanno ispirato sono realmente accaduti. Il 26 febbraio 1992, il Ministero dell’Interno della Slovenia ha cancellato dai sistemi informatici 25.671 persone, annullando le loro carte d’identità. Pulizia etnica alla slovena.
“Ti cancellano se il tuo cognome finisce per -ic e se sei nato in Jugoslavia? Ma di gente così ce ne deve essere a migliaia! A decine di migliaia!”

Saggistica

Floramo, Angelo
L‘osteria dei passi perduti, Bottega Errante, 2019
Se la viandanza fosse davvero l’unico modo di approcciarsi alla vita e al prossimo che si incontra lungo il sentiero, allora questo nord est che racchiude un po’ di Friuli, Slovenia, Istria, Bosnia, Carinzia e Veneto, sarebbe un unico territorio che unisce memorie e geografie senza polizie incattivite, fili spinati e guerre.
“Non è facile trovare nel sacco le giuste parole per raccontare quello che ho visto e sentito oltre le ultime case di Bihac, …Eppure oggi sento più che mai forte la necessità di raccontare quello che ho visto laggiù. Vorrei quasi tirarlo addosso allo schermo…come se fosse un sasso sulle vetrine dell’indifferenza, il vero cancro che ci ottunde il pensiero, portandoci via ogni giorno quello che resta della nostra umanità”

Ottani Luigi
 Shooting in Sarajevo, a cura di Roberta Biagiarelli, Bottega Errante, 2020
E’ un libro fotografico e insieme un omaggio alla città capace di tenere insieme religioni, culture e nazionalità diverse fino all’assedio della vergogna, il più lungo nella storia bellica del XX secolo: 44 mesi di fame, paura, gelo, mortai e pallottole.
“Colui che prende di mira una persona, con calma la segue e la spia da un rifugio sicuro -questo è un punto cruciale perché lui è protetto, mentre la sua vittima è allo scoperto – ha il potere di decidere se uccidere o no, con onnipotenza, con un diritto divino ricevuto, però, da un suo simile.” (Jovan Divjak)

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