Italia 2786. Tutti al mare ai lidi di Lodi?

1000 anni dopo Goethe, un giovane turista mitteleuropeo, Milordo, visita l’Italia. E’ il suo Grand Tour.
Arriva da un’area geografica dove il clima è decisamente mutato, o troppo freddo o troppo caldo, ma la struttura fisica della terra è rimasta sostanzialmente intatta. Nulla in confronto all’Italia. Qui il mare ha sommerso pianure e città, inclusa Venezia. Belluno, in montagna, è diventata la metropoli del Triveneto.
I monti Lessini, nei pressi di Verona, costeggiano costeggiano calette adorne di palme, datteri e banani. Verona è (ancora) un’affascinante città, solcata da canali e sorretta su palafitte. Il basso Garda è diventato un’area lagunare decisamente poco salubre e il mare padano si sta saldano con il lago, un tempo il più mediterraneo del Nord Italia. Il clima è pessimo e le condizioni di vita spesso insopportabili. Ma la possibilità di emigrare verso il nord è preclusa dalla militarizzazione dei confini di Svizzera e Austria.

Il racconto immaginario e spesso esilarante – il Prosecco è ormai un doc di Cortina d’Ampezzo e ii milanesi vanno al mare a Lodi – si alterna all’argomentazione scientifica che configura alcuni fra i possibili scenari derivanti dai cambiamenti climatici. Ma innalzamento delle temperature e del mare, penetrazione salina che corrode terre e modifica i corsi e gli specchi d’acqua dolce non sono nuovi per la lunga vita della terra. Ciò che è inedito è la velocità con cui tali cambiamenti stanno avvenendo, che comportando sconvolgimenti che oggi si manifestano in modo tangibile in altri continenti. Ma che non tarderanno a farlo anche da noi.

Il governo indonesiano ha iniziato i lavori per spostare altrove la capitale Giacarta, una metropoli dove 30 milioni di persone sono immersi in un clima ormai invivibile e che potrebbe parzialmente sprofondare intorno al 2050; alcuni atolli disabitati delle Maldive sono già stati sommersi dalle acque dell’Oceano Indiano, l’avanzata del deserto e l’inaridimento delle terre coltivabili costringe intere popolazioni africane a muoversi per cercare altrove forme di sostentamento. Sono fatti che rendono meno fantascientifico il paesaggio italiano che si presenta agli occhi del giovane Milordo nel 2786 e, in particolare, le numerose città a mollo, tutte patrimonio UNESCO, mitici gioielli del sapere e del saper fare dei popoli italici.
Il tempo a nostra disposizione per arrestare gli effetti del cambiamento climatico è sempre più scarso. L’attuale modello economico, gli stili di vita, gli allevamenti intensivi, il “troppo di tutto ma non per tutti” rischia di distruggerci.
Lo slogan “salviamo il pianeta” è inesatto, il pianeta si modificherà ma noi forse no. Non c’è abbastanza spazio sulla Terra per evacuare tutti, per rialzare le città, per trovare nuove terre da coltivare. Quello che ci manca è il senso di urgenza che dovrebbe spingerci ad agire. Ora.

L’acquisto di questo libro contribuisce alle attività del neonato Museo di Geografia di Padova.
Telmo Pievani e Mauro Varotto, Viaggio nell’Italia dell’Antropocene, Aboca, 22€

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