La plastica e la cicatrice

A 14 anni è possibile essere cittadini consapevoli, responsabili, in grado di contare qualcosa?
Impresa non facile per Matteo, Anita, Zahira e Luca. Loro capiscono che il mondo ha un problema molto serio: la plastica. Glielo ha spiegato molto bena la guida che li ha accompagnati nella passeggiata lungo la spiaggia della loro città sull’Adriatico: il problema non è usare la plastica ma come la si usa. E’ un materiale straordinario, pensato per durare a lungo non per essere gettato ovunque o usato una sola volta. Altrimenti i mari diventano delle discariche, si creano grandi isole di plastica oppure le correnti la respingono sulle coste- 5 kg. al giorno per ogni chilometro. E, se triturata in pezzi microscopici, diventa cibo per uccelli e pesci, che muoiono o la trasferiscono nella catena alimentare che riguarda anche noi umani.

Dopo la passeggiata figuriamoci se la Carati – la professoressa di storia, quella con la frangetta che le copre quella strana cicatrice sulla fronte – non chiedeva come era andata e cosa avessero imparato. Avevano acquisito moltissime informazioni. Ma se alcune riguardavano direttamente i loro comportamenti, altre erano responsabilità dei “grandi”. Responsabilità, parola importante su cui i ragazzi vengono chiamati a riflettere, pensare, usare la loro voce per fare qualcosa: informare, sensibilizzare, protestare, lottare. E allora via con la raccolta firme, con il coinvolgimento dei compagni di classe, degli insegnanti, del Consiglio di Istituto: è possibile ridurre l’uso della plastica, anche a scuola, a partire dalla mensa.
Tutto bene? Non proprio…qualcuno tenta di sabotare la campagna, vandalizzando la scuola con le scritte sui muri e la preside se la prende con Matteo, Luca, Anita, Zahira…E ora si parla più delle scritte che della plastica
“E’ una storia che conosco bene” dice la Cariati. Eh si, perché la professoressa ha conosciuto il metodo di chi vuole mandare, per ragioni diverse, a catafascio tutto. Invece bisogna stare calmi, discutere, convincere.. d’altro canto quella scuola è dedicata Capitini!
Altrimenti finisce come a Genova. Come a Genova? Si, quando la festa e la pacifica protesta del Global Social Forum contro le politiche del G8 si trasformò in una carneficina ad opera di Black Bloc e polizia. E nessuno parlò più delle ragioni dei manifestanti, dei giovani, delle associazioni ma solo delle violenza, quella che in realtà i manifestanti avevano subito nei vicoli e poi alla scuola Diaz. Quella che ha lasciato la cicatrice sulla fronte della professoressa di storia. Vent’anni dopo quel luglio 2001, la Carati inizia a raccontare…come la sua generazione tentò di fare qualcosa.

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