Ma non bastava un si?

Forse sono l’insicurezza che tutti ci consuma o la necessità di essere perentori a farci aggiungere alla chiarissima particella si l’inascoltabile assolutamente si. E’ una delle spiegazioni che si dà Edoardo Albinati in questo pamphlet – j’accuse non violento per comprendere come la retorica abbia travolto e appiattito tutto, allontanandoci dalla realtà, dalla necessità di approfondire e dalla inebriante fatica di comprendere.

Leggendo le pagine di Velo pietoso possiamo riconoscere un personaggio famoso, una situazione, una trasmissione televisiva e con essi l’ossessivo ripetersi di affermazioni banali, scontate, che nulla significano e a nulla servono per comprendere fatti vicini e lontani.

Figure retoriche come “silenzio assordante”, “mettere le mani nelle tasche degli italiani”, “l’Italia vera, quella che chiude, riapre, riparte, ecc.”, “la difesa dei confini della Patria (difesa da chi??)”, “un popolo resiliente”… generano una sensazione di nausea, come dopo un’abbuffata incontrollata di dolci

Eppure Italia, patria, resilienza, sono parole belle e dense di significato. Mal usate o abusate diventano vuote, depotenziate, utili solo alla propaganda o all’audience.
Prendiamo resilienza: la Treccani la definisce come la capacità di un materiale di assorbire energia elasticamente quando sottoposto a un carico o a un urto prima di giungere a rottura (mi piego ma non mi spezzo e torno come prima), la stessa Treccani segnala come tale parola abbia superato gli steccati della tecnica per approdare alla psicologia.
Poi è esondata.
Ha invaso i talk show, i tele-radio giornali, le chiacchere da social-bar per essere applicata a persone e comunità che devono affrontare dolori, crisi, pandemie. Davvero, si chiede l’autore, dopo il dolore di un lutto indicibile, gli esseri umani ritornano come prima perché hanno retto all’urto? “Gli esseri umani non tornano mai uguali a prima. Non sono mica gomma o lastre di metallo.”

Che fare? Stendere un velo pietoso? Cambiare canale? Albinati ha fatto anche questo ma prima ha ascoltato i discorsi vuoti, i petti rigonfi di retorica, le frasi fatte e deliranti.. Ne è nato questo libretto di 147 pagine pieno di racconti, di riflessioni sul parlare e scrivere, di esempi di sciatteria criminale, di schegge di verità che generano bellezza e, infine, di qualche consiglio per superare l’abbruttimento, andare avanti, rigenerare la nostra attenzione. Da leggere in un batti baleno ma da consultare ogni volta che la nausea si avvicina. Perché di “buone parole” ne abbiamo un maledetto bisogno.


Edoardo Albinati, Velo pietoso, Rizzoli, 12€

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